Patrizia Cattaneo


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Il Cristo di Medinaceli

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IL CRISTO DI MEDINACELI
UNA STORIA DI PROVVIDENZA E AMORE


A Madrid, dietro l’Hotel Palace nel quale soggiornava abitualmente la leggendaria Mata Hari, al numero 2 di Plaza de Jésus si trova la Basilica del Cristo di Medinaceli. Il luogo sacro custodisce una storia affascinante, fatta di leggende e di miracoli. Entrando nella chiesa francescana lo sguardo corre sopra l’altare, dove dietro una balaustra campeggia una statua di Cristo a grandezza naturale.
E’ un Ecce Homo del XVI secolo, dal volto scuro ed espressivo, di rara finezza artistica.
Misura un metro e settantatre, indossa un abito viola con ricami d’oro. E’ coronato di spine, ha le mani incrociate sul petto, legate da corde. Al collo porta uno scapolare. I pellegrini fanno la fila per vederlo. Ogni primo venerdì di marzo anche la famiglia reale gli rende omaggio. E’ il Cristo di Medinaceli.

Ma cos’ha di diverso questa statua da tante simili in tutta la Spagna, e perché suscita tanto interesse? Semplice: è ritenuta miracolosa.

La scoperta del Cristo di Medinaceli
Per me tutto iniziò in un negozio di antiquariato nel sud della Spagna. La statuetta di un Cristo vestito di viola con le mani legate sul petto mi colpì e decisi di comprarla. Mi dissero che si trattava di una statua ritenuta miracolosa dal popolo madrileno, la cui devozione si è diffusa a macchia d’olio in Spagna e nel mondo. La cosa mi incuriosiva, ma non ne aveva mai sentito parlare e pensavo a una trovata pubblicitaria studiata dal negoziante per vendere. Quando uscii con l’involto sotto il braccio ero tutto ciò che sapevo e, fatti pochi passi, con mia grande sorpresa la statua operò un primo intervento soprannaturale che cambiò completamente il corso della mia vita, che fa parte dei segreti del Re intimamente custoditi, ma non per questo meno certi. I fatti soprannaturali dopo il suo acquisto si intensificarono, tanto che nel dubbio la feci benedire per prudenza, ma la statua continuava a dare segni della sua soprannaturale presenza. Questo mi spinse a fare ricerche più accurate e scoprii che l’originale fu realizzata nel XVII secolo da un abile ma sconosciuto artista di scuola sivigliana. Nel 1645 fu donata ai frati cappuccini di Mamora, una colonia spagnola in Africa, ma quando nel 1681 i mori conquistarono la città, imprigionarono i cristiani e trafugarono le opere d’arte, tra cui il nostro Cristo.

La statua venne oltraggiata e trascinata per le strade in segno di disprezzo per il cristianesimo e infine abbandonata in un letamaio. La ritrovò il padre trinitario Pedro de Los Angeles, che si recò dal sovrano, Musley Ismael, per chiederne il riscatto. Questi fissò il suo prezzo in monete d’oro, corrispondenti al peso della statua, minacciando di bruciarla insieme al cappuccino se non avesse trovato il denaro sufficiente. La statua era pesante, di legno massiccio, e il re Carlo II inviò ambasciatori con monete d’oro per riscattare sia gli schiavi cristiani, sia le opere d’arte. Al momento di pagare il prezzo del Cristo, la leggenda narra che la bilancia si fermò a 30 monete d’oro, sebbene il peso della statua fosse molto superiore a quello delle monete, simbolo dei trenta denari con cui Giuda tradì il Signore. Da quel momento la statua fu considerata miracolosa dai cristiani, ma suscitò le ire dei musulmani, che decisero di bruciare la sacra effigie.

Quando tentarono di attuare il progetto sacrilego, la peste colpì la città e i mori si disinteressarono della statua, ritenendola riscattata dalle trenta monete. Da quel momento fu detta “il Cristo del riscatto”e le fu imposto lo scapolare che indossavano gli schiavi riscattati. Una volta trasferita a Madrid, il duca di Medinaceli – primo ministro della nazione - fece costruire nei suoi terreni una cappella per ospitarla; da allora la statua è nota col nome di “Cristo di Medinaceli”. Con la guerra civile spagnola la statua conobbe altri spostamenti e vicissitudini dal 1939 si trova stabilmente a Madrid nella chiesa dei frati cappuccini di Plaza de Jésus 2.

La devozione e i prodigi
La processione per rendere omaggio al Cristo di Medinaceli è ininterrotta, soprattutto il venerdì, giorno dedicato alla passione del Signore. La gente gli rende visita, gli chiede favori celesti, ma soprattutto ringrazia per quelli ricevuti e si accosta al confessionale.
Già nel 1705 un cronista affermò: “La crescita della devozione si deve agli innumerevoli miracoli operati da Cristo Redentore attraverso questa immagine… Si dice che al solo guardarla infonde una grande consolazione alle anime e la sua vista è sempre fonte di timore e riverenza”.

Leggendo la sua storia tutto mi fu più chiaro: il “Cristo del riscatto” in un certo senso, col prorompere del soprannaturale, mi esprimeva la sua gratitudine per averlo riscattato - nel mio piccolo - dall’abbandono in cui versava nel polveroso negozio di antiquariato. Questo mi spinse un anno dopo a fare tappa a Madrid per vedere l’originale del Cristo di Medinaceli, che si trova molto vicino alla stazione ferroviaria di Puerta Atocha e al museo del Prado.

Nella basilica non esiste alcuna vendita di oggetti, ricordi, immaginette o libri sul Cristo di Medinaceli. All’esterno alcuni ambulanti vendono qualche piccolo oggetto ricordo e libro devozionale. Il segno più incisivo che il pellegrino porta via, è l’immagine di quel volto scavato dal dolore, ma composto, che per amore ha portato su di sé tutti i peccati del mondo e che un frate ha salvato a rischio della vita. Ogni anno il venerdì santo oltre 500.000 persone accorrono per assistere alla processione della statua per le vie della capitale. Normalmente ogni venerdì vengono distribuite circa 10.000 comunioni.

Una storia suggestiva di provvidenza e amore.

Patrizia Cattaneo






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