Patrizia Cattaneo


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Il curato di Campagna

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IL CURATO DI “CAMPAGNA”

Prendendo a prestito il celebre titolo del libro di Bernanos, don Marcello Stanzione si definisce “un semplice curato di campagna” in quanto, dal 1991, è parroco del Comune di Campagna, nel salernitano. Con impegno e tenacia, il prelato ha saputo trasformare la fatiscente abbazia di Santa Maria la Nova in un centro internazionale per la devozione agli angeli. Don Marcello è autore di una sessantina di libri sull’argomento ed è un “angelologo”, (=studioso degli angeli), autodidatta.
Il suo curriculum accademico contempla la licenza in Teologia alla Pontificia Università di Napoli, il diploma in Dottrina Sociale della Chiesa alla Lateranense e la frequenza ai corsi di Catechetica, Spiritualità e Grafologia in diverse Pontificie Università di Roma.
È un incontro fortuito che lo ha spinto, da oltre vent’anni, a interessarsi al culto degli angeli, messo in ombra dal Concilio Vaticano II. Un Concilio che, malgrado gli innegabili meriti, “ha purtroppo messo in discussione l’esistenza, non solo degli angeli, ma anche del purgatorio e del demonio” sancisce don Marcello che incalza: “Bisogna reagire. Ci sono teologi che si vergognano quasi di parlare degli angeli, quando il Magistero Cattolico non ha mai nutrito dubbi sulla loro esistenza”.
Così, nel 2002, il curato di Campagna ha rifondato la “Milizia di San Michele Arcangelo”, un’Associazione ridotta al lumicino, e ha istituito il Meeting Nazionale di Angelologia, che si svolge ogni anno ai primi di giugno e a cui partecipano relatori, giornalisti e teologi di fama internazionale.
Oggi, alla sua opera si interessano programmi radiofonici e televisivi nazionali ed esteri e don Marcello viene chiamato a tenere convegni e conferenze un po’ ovunque.
Ma quali sono le origini del suo singolare apostolato?

Il mio incontro con gli angeli

“Era una mattina d’autunno del 1992”, racconta don Marcello Stanzione. “Avevo 29 anni, ed ero sacerdote da pochissimi anni. Quel giorno la signora Filomena Barone Scotese di Eboli (Salerno), mi prelevò dalla mia parrocchia di Santa Maria Nova, nel Comune di Campagna e, con la sua automobile, mi accompagnò a Pontecagnano (Salerno), a casa della signora Giovanna Attanasio, per una visita di cortesia.
La signora Giovanna era molto anziana e tutta la sua figura emanava un alone di serenità e di pace. Aveva fama di essere una donna molto virtuosa e aveva composto diversi scritti di spiritualità sulla devozione al Sacro Cuore. Molte persone della zona si rivolgevano a lei per ricevere consigli spirituali. La signora Filomena Scotese Barone era appunto una di quelle persone che si recavano da lei e che insistette per farmela conoscere personalmente. A casa Attanasio ebbi una gradevolissima conversazione con la signora Giovanna, durata diverse ore, sul Signore e sulla vita di preghiera. Mentre stavo per andarmene, la signora Attanasio mi trattenne ancora un istante.
Dopo qualche minuto di intensa preghiera a occhi chiusi, li riaprì e mi scrisse un messaggio su un foglietto. Il contenuto mi lasciò piuttosto perplesso. Diceva infatti: “
Gli Angeli ti ringraziano per quanto farai per loro”. Non capivo il senso di quel messaggio.
Avevo 29 anni e, fino ad allora, non avevo mai coltivato una particolare devozione agli angeli. Recitavo la preghiera all’angelo custode alla fine del santo Rosario e, il lunedì, quando era liturgicamente possibile, a imitazione del parroco della mia adolescenza, Mons. Enzo Quaglia, celebravo la Santa Messa in onore dei Santi angeli.
Ma, quando era possibile, celebravo la Santa Messa anche in onore della Madonna, di San Giuseppe, dello Spirito Santo.
Tornai in parrocchia e, rileggendo il messaggio, cercai di ricordare qualche particolare che mi legasse agli angeli, ma mi riaffiorarono solo due sfumatissimi antichi ricordi: il primo risale a mia nonna Angelina, quando mi accompagnava alla chiesa della Santissima Annunziata di Salerno. Lì, durante la celebrazione della santa Messa, restavo incantato ad ammirare gli angeli sull’altare maggiore della chiesa.
Il secondo ricordo risale a mia sorella Stefania quando, all’età di sei anni, faceva la preghiera serale dinanzi a un quadretto raffigurante l’angelo custode e, prima di addormentarsi, augurava a tutta la nostra famiglia: “
Sognatevi l’angioletto”.
Mi rendevo conto che probabilmente gli angeli non avrebbero fatto parte del mio passato, ma piuttosto del mio futuro. Presi il biglietto con il messaggio della pia donna e lo riposi come segnalibro in uno dei testi della mia biblioteca.
Due anni dopo, alla fine del 1994, feci un pellegrinaggio al santuario di San Giovanni Rotondo, per pregare sulla tomba di Padre Pio da Pietrelcina. All’ora di pranzo mi recai alla pensione delle Suore di San Giuseppe. In refettorio mi ritrovai seduto vicino a una signora proveniente dal Lazio, il cui marito in quei giorni era ricoverato presso l’Ospedale fondato da Padre Pio, la “Casa Sollievo della Sofferenza”.
Dopo aver rotto il ghiaccio, cominciammo a parlare di preghiera e di vita spirituale. La signora mi disse che era molto devota agli angeli che li pregava ogni giorno, anzi, che teneva nella borsetta un libro di preghiere agli angeli.
Le chiesi di mostrarmelo e la signora subito aprì la borsa e me lo porse. Leggendo il titolo del libro, ebbi un moto di grande delusione e di sconforto: era un testo esoterico di preghiere agli angeli, che si basava sulla cabala astrologica ebraica.
Questa dottrina sostiene che esistono 72 angeli custodi, che sovrintendono a rotazione alcuni giorni dell’anno e 20 minuti della giornata, cosicché ogni uomo sarebbe influenzato dall’angelo “di turno” all’ora della sua nascita. È un concetto simile a quello dell’astrologia, che ritiene che la vita delle persone dipenda dalla disposizione dei pianeti al momento della nascita.
Misi in guardia la signora, spiegandole che quel libro la metteva su una strada sbagliata. Pretendere infatti di conoscere e pregare gli angeli, attribuendo loro dei nomi, era una vecchia tentazione del magismo: conoscere il nome preciso di un angelo significava, secondo tale concezione, avere potere su di lui e quindi farsi obbedire nei propri desideri da questa entità superiore agli uomini. Spiegai a quella donna che gli angeli sono solo i servitori di Dio e aiutano coloro che vogliono essere amici di Dio, per cui non bisogna fermarsi agli angeli ma, per loro tramite, arrivare alla Santissima Trinità.
Le feci inoltre osservare che era puro magismo pensare di invocare un determinato angelo in determinate ore del giorno o in determinati periodi dell’anno, come se gli angeli fossero sordi negli altri momenti che quel libro esoterico considerava sfavorevoli.
Mi resi conto che la signora era una brava persona, molto ingenua e alquanto sprovveduta teologicamente. So che il mondo è pieno di queste persone facilmente plagiabili. Tornai in parrocchia piuttosto indignato e mi misi alla ricerca delle preghiere cristiane tradizionali da rivolgere agli angeli di Dio. A quell’epoca trovai nelle librerie cattoliche solo il testo: “Pregate, pregate, pregate”, dell’editrice Shalom, che conteneva una piccola sezione di preghiere cristiane agli Spiriti celesti. Mi misi quindi alla ricerca di altre preghiere cattoliche, rovistando nelle biblioteche delle facoltà teologiche. Dopo mesi di lavoro, riuscii finalmente a trovare diverse centinaia di preghiere adatte al mio intento.
Le raccolsi e mi recai presso la mia Curia arcivescovile, per chiedere l’
imprimatur per stamparle. Ero tranquillo nel fare la mia richiesta, perché non dovevo ricevere l’imprimatur su nuove preghiere composte da me, ma semplicemente un nuovo imprimatur su preghiere tradizionali che già a suo tempo lo avevano ricevuto. Grande fu la mia delusione quando in Curia, non solo mi rifiutarono l’imprimatur, ma mi sconsigliarono decisamente di stampare un libro con le preghiere ai santi angeli di Dio, dicendomi che le preghiere dovevano essere indirizzate solo a Gesù Cristo. Poiché l’alto prelato che mi fece questa osservazione si presentava come persona molto devota alla Madonna, gli feci osservare che -secondo la sua logica-, se non andava bene la devozione agli angeli, lo stesso discorso valeva anche per la devozione alla Madonna, da lui tanto ostentata.
Inoltre, la mia raccolta di preghiere agli angeli fu presentata dalla Curia, ma uno dei censori della mia diocesi mise per iscritto che non era opportuna la stampa di tale testo. Non mi sono mai considerato un sacerdote disobbediente ma, poiché non mi era stato dato un ordine perentorio di non stampare, ma semplicemente un pressante consiglio di non farlo, mi trovai davanti al bivio di dover decidere se accontentare dei superiori che in coscienza non ritenevo che avessero capito la gravità della situazione o obbedire alla mia coscienza di pastore, che vedeva gli scaffali delle librerie piene di testi equivoci sugli angeli, mentre dalla parte cattolica non c’era quasi niente.
Così, sull’esempio di San Francesco di Sales, che diceva che “
non bisogna contorcersi lo spirito”, stampai le prime mille copie, rimettendoci gli stipendi di tre mesi da parroco, ma era una cosa che mi sentivo spinto a fare. Mi recai in Curia con una copia e ne feci omaggio all’alto prelato, il quale visibilmente deluso esclamò: “Allora lo avete stampato?!”. In pochi mesi diffusi il libro nell’ambito della provincia di Salerno e rifeci un’edizione di altre duemila copie, impiegando altri mesi del mio stipendio. A un certo punto mi resi conto di essere un nano contro i giganti: con grandi sacrifici economici personali riuscivo a stampare poche migliaia di libri con un campo di diffusione molto ristretto, mentre grandi case editrici nazionali stampavano centinaia di migliaia di copie di libri esoterici, ingannando enormi masse di persone. Iniziai a spedire la mia raccolta di preghiere a varie case editrici cattoliche, ma nessuna mi rispondeva. Passarono diversi anni, durante i quali avevo approfondito la mia conoscenza angelologica, raccogliendo quanto più materiale possibile e creando un Centro Studi di angelologia, quando, una sera, all’improvviso mi telefonò una nota casa editrice, che aveva visto il mio testo e chiedeva di pubblicarlo. Fui molto contento e subito telefonicamente diedi il mio assenso. Il libro fu pubblicato con un’ottima veste tipografica, nel retro-copertina vi era scritto che i testi erano di un anonimo sacerdote della Chiesa cattolica. Non importa che non avessi ricevuto nessun compenso economico e che non fosse stato riportato neppure il mio nome, ma ero felice che finalmente qualcosa iniziava a muoversi. Passarono altri anni e stavolta volta furono le Suore di San Paolo che si misero in contatto con me e stamparono una sintesi della mia raccolta con il titolo “Gli Angeli nostri amici”. Dopo qualche mese il testo fu addirittura tradotto in portoghese e poi in polacco. Il Signore mi aveva fatto vedere quanto è grande! Da una piccola parrocchia del Mezzogiorno d’Italia era partita, silenziosamente, una grande offensiva da parte cattolica, per far conoscere e amare gli angeli. Finalmente, accanto ai libri “strani”, c’erano anche dei testi di preghiera angelica cattolica. Ma la storia non finisce qui. Mentre riflettevo su come diffondere sempre di più la devozione agli angeli, ebbi un’ispirazione: nella pietà popolare cattolica era molto diffusa la pratica della Via Crucis, il ricordo della sofferenza di Gesù in quattordici stazioni. Decisi allora di scrivere la Via Angelica, prendendo spunto dalle scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, che presentano gli angeli come celesti e solerti guide degli uomini in cammino verso la salvezza. In pochi mesi scrissi il testo in quattordici stazioni, feci realizzare le immagini sia in terracotta, sia su tela ad olio, e stampai le prime mille copie del libretto. Anche stavolta ne offrii una copia all'alto prelato che si congratulò con me, ma non mi rilasciò neppure stavolta l'imprimatur.
Col tempo capii che, quando un’opera viene da Dio, va avanti da sola, senza doversi appoggiare agli uomini poiché, come diceva nel XVI secolo il vescovo e beato François d’Estaing, tali opere divine sulla terra “
prima di stabilirsi, devono sostenere la prova della contraddizione, il che è sovente un’impresa nobile e bella, ma è attaccata fin dalla sua nascita e nel suo progresso. Dio permette che i pii disegni, da Lui ispirati, non possano stabilirsi che dopo lunghi anni perché, uscendo vittoriosi dalle coalizioni, ricevano il sigillo che manifesta a tutti la loro origine divina, progredendo ed estendendosi per il più grande bene della Chiesa”.
Col passare degli anni, il materiale sugli angeli raccolto negli archivi del Centro di angelologia diventava sempre più vasto, e tutto questo mi spinge a comporre altri testi di argomento angelico. Attualmente sono oltre 60 i libri sugli angeli che ho stampato con le principali case editrici italiane e straniere. Sono inoltre invitato in molte parrocchie d’Italia a tenere conferenze, catechesi e ritiri spirituali sugli angeli e, nonostante il mio ministero di parroco, cerco sempre, per quanto possibile, di accontentare tali richieste”.

Per approfondire:
www.miliziadisanmichelearcangelo.org


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