Patrizia Cattaneo


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San Benedetto

Aiuti per la liberazione

SAN BENEDETTO
E LA SUA MEDAGLIA



Il suo autorevole biografo san Gregorio Magno, nel libro secondo dei suoi “Dialoghi”, narra che san Benedetto, il patriarca del monachesimo occidentale, nacque verso il 480 da una nobile famiglia di Norcia.
A Roma, dove fu mandato a studiare, trovò molti giovani sbandati, perduti sulle strade del vizio. Così Benedetto, che aveva appena posto un piede sulla soglia del mondo, lo ritrasse prontamente. Aveva capito che anche una parte di quella scienza mondana sarebbe bastata per guastargli l’anima.
Abbandonò gli studi, la casa e i beni e partì alla ricerca di un luogo in cui coltivare le virtù e la preghiera per piacere a Dio solo. Aveva scelto di essere incolto, ma aveva imparato la sapienza di Dio, e per conseguire il suo ideale di vita si rifugiò in una grotta presso Subiaco, a 40 miglia da Roma, un luogo solitario, ricco di fresche ed abbondanti acque.
Malgrado la sua vita appartata, la fama della sua santità si diffuse rapidamente. Nei pressi dalla grotta vivevano dei religiosi, il cui superiore era morto da poco. Essi pregarono Benedetto di diventare il loro abate. Il santo rifiutò a lungo, perché era convinto che i loro costumi non si sarebbero mai potuti accordare coi suoi, ma alla fine, persuaso dalla loro insistenza, accettò.
Iniziò a vigilare sulla loro condotta e a richiamarli all’ordine; nessuno poteva più permettersi di violare la regola monastica. Questo indispettì i religiosi, che si accusavano a vicenda di averlo scelto come guida.
Da un lato Benedetto non permetteva più le cose illecite a cui erano abituati, e dall’altro essi non erano intenzionati a lasciare i cattivi costumi a cui erano avvezzi. Per risolvere il problema decisero di toglierlo di mezzo, avvelenandogli il vino.
A mensa gli porsero una coppa di vetro con la mortale bevanda. Benedetto tracciò su di essa il segno di croce. Subito la coppa si frantumò, come se vi fosse stata scagliata contro una pietra. Il santo comprese che conteneva una bevanda mortale, perché non aveva potuto resistere al segno che dona la vita, così abbandonò i religiosi perversi per tornare alla vita solitaria.
Sostiene infatti san Gregorio Magno che se in un gruppo di cattivi c’è speranza di recuperarne qualcuno, allora è bene sopportarli con serena pazienza, ma se non si intravede speranza di recupero, è tempo e lavoro sprecato, specialmente se ci si può dedicare con frutto ad altre attività che giovino maggiormente alla gloria di Dio, come fece appunto Benedetto.
Durante la sua vita austera, il monaco fu tentato dal diavolo in molteplici modi, ma sempre ne uscì vittorioso. Invitava a segnarsi il cuore con la croce per liberarsi dalle tentazioni.
L'episodio dell’avvelenamento fallito ha ispirato la devozione alla Croce di san Benedetto, specialmente nella forma più frequente di medaglia, che si è diffusa in tutto il mondo ed è chiamata “Croce-medaglia”.

L’ ORIGINE DELLA MEDAGLIA
La Croce-medaglia di san Benedetto ha un’origine antica, ma non risale direttamente al Santo. Se ne trova notizia già nel secolo XI, in seguito alla guarigione miracolosa di un giovane, un certo Bruno, che poi si fece monaco benedettino e divenne più tardi papa san Leone IX. Ma la sua fama si diffuse in seguito a un processo per stregoneria in Baviera, nel 1647. Le donne accusate di pratiche magiche dichiararono al processo di non aver potuto danneggiare l'abbazia benedettina di Metten, perché era protetta dal segno della santa croce. Si cercò allora nel monastero e si trovarono alcuni dipinti della croce, circondati dalle stesse iniziali che accompagnano la medaglia che oggi conosciamo. Queste lettere rimasero un mistero, finché nel convento fu ritrovato un manoscritto (oggi conservato nella Biblioteca Statale di Monaco), con l’effigie di San Benedetto e le parole corrispondenti alle incomprensibili iniziali. L’origine dell’immagine è austriaca e risalirebbe al XIV secolo.
Papa Benedetto XIV approvò la Croce-medaglia nel 1742, e la formula della sua benedizione si incorporò al Rituale Romano. La sua rappresentazione più popolare è quella disegnata dal monaco di Beuron, Desiderio Lenz, e coniata per il Giubileo benedettino del 1880. Quell'anno si celebrava il 14° centenario della nascita di San Benedetto da Norcia, e gli abati di tutto il mondo si riunirono a Montecassino, da dove la medaglia si diffuse rapidamente ovunque.grazie le sono state attribuite.

I SIMBOLI E LA SCRITTA
L’iscrizione esprime la fiducia nel potere della Croce di Cristo e nell’intercessione di san Benedetto contro i pericoli spirituali e materiali che può procurare il demonio.

Su un lato c’è l'effigie del Santo, che regge la croce nella mano destra e la Regola nella mano sinistra; alla sua destra c’è una coppa da cui fugge una vipera (il veleno a cui miracolosamente scampò); a sinistra un corvo porta via un pane avvelenato (altro episodio della vita del Santo). Sotto si leggono le parole: "EX S.M. CASINO MDCCCLXXX" (Dal Sacro Monte Cassino 1880). Ai due lati "CRUX SANCTI PATRIS BENEDICTI" (Croce del santo Padre Benedetto). Attorno all'immagine: "EIUS IN OBITU NOSTRO PRAESENTIA MUNIAMUR" (Ci difenda nella nostra morte con la sua presenza).


Sull'altro lato è rappresentata una croce, al cui interno e attorno alla quale si trovano le iniziali di un'orazione in latino:
C.S.P.B.: CRUX SANCTI PATRIS BENDICTI . Croce del santo Padre Benedetto
C.S.S.M.L.: CRUX SACRA SIT MIHI LUX . La Santa Croce sia la mia luce
N.D.S.M.D.: NON DRACO SIT MIHI DUX. Che il demonio non sia il mio condottiero
V.R.S.: VADE RETRO SATANA . Fatti indietro, Satana!
N.S.M.V.: NUMQUAM SUADE MIHI VANA. Non mi attirare alle vanità.
S.M.Q.L.: SUNT MALA QUAE LIBAS. Sono mali le tue bevande.
I.V.B.: IPSE VENENA BIBAS. Bevi tu stesso il tuo veleno

La croce è sormontata da "PAX", il motto dell'Ordine benedettino.
La preghiera esorcistica invoca la croce di Cristo come guida e protezione. Essa rinnova in un certo senso le promesse battesimali, in quanto è un'autentica professione di fede e di amore verso Cristo e contiene un atto di rinuncia a Satana, a cui si intima di allontanarsi, con le stesse parole pronunciate da Gesù nel Vangelo, perché non si intende seguirne le velenose lusinghe. La vittoria contro il maligno viene attribuita alla croce di Cristo, che è luce e guida per il fedele.

LA PROTEZIONE E LE INDULGENZE
La medaglia rientra tra i sacramentali della Chiesa cattolica, è un simbolo sacro i cui effetti sono ottenuti grazie alla preghiera della Chiesa e sono proporzionati alla fede personale. Non va portata quindi con superstizione, ma con spirito di fede. Al suo uso è annessa l’indulgenza parziale, ma in punto di morte è concessa l’indulgenza plenaria (cioè la totale remissione della pena che si dovrebbe scontare in purgatorio) al fedele che la indossa con le dovute disposizioni.
San Benedetto è invocato anche come patrono della buona morte. Egli conosceva in anticipo il giorno del suo trapasso e morì in piedi pregando, dopo avere ricevuto l’Eucaristia. In seguito apparve a santa Gertrude, dicendole: "Chiunque mi ricorderà la dignità con cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io l'assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quest'ora decisiva. L'anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla, malgrado tutte le insidie del nemico, e, felice, si slancerà verso le gioie eterne". Numerosi sono gli effetti attribuiti alla medaglia, che va fatta benedire da un sacerdote. Usata con fede si è rivelata efficace nei pericoli e nella lotta contro il male.

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