Patrizia Cattaneo


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Un sacerdote racconta l'aldilà

Racconti dell'aldilà

UN SACERDOTE RACCONTA L’ALDILA’



Padre Jean Derobert (1934-2013) è stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1962 a Parigi, nella Cattedrale di Notre-Dame. Tra i diversi incarichi che ha ricoperto, è stato anche cappellano della Basilica del Sacro Cuore di Montmartre. Ha concluso i suoi giorni a Marsiglia il 24 maggio 2013, a 79 anni di età, presso le Petites Sœurs des Pauvres des Chartreux. Padre Derobert è stato figlio spirituale di Padre Pio, che ha conosciuto personalmente. Questa lettera fa parte della documentazione del processo di canonizzazione di Padre Pio ed è stata pubblicata dopo la morte di Derobert nel novembre 2013 dalla rivista Stella Maris.


Caro Padre,
mi avete chiesto una relazione scritta sull’evidente protezione di cui sono stato favorito nell’agosto 1958, durante la guerra d’Algeria, mentre prestavo servizio nel Corpo sanitario dell’esercito. Avevo notato che in ogni circostanza importante della mia vita, Padre Pio - che mi aveva preso nel 1955 come figlio spirituale - mi faceva giungere una cartolina, per assicurarmi la sua preghiera e il suo sostegno.
Questo avvenne sia prima di sostenere l’esame all’Università Gregoriana di Roma, sia al momento di raggiungere l’esercito, sia quando fui inviato presso i combattenti in Algeria.

Una sera, un commando del Fronte di Liberazione Nazionale Algerino attaccò il nostro villaggio e io fui subito preso e messo davanti a una porta con altri cinque militari, dove ci fucilarono.

Ricordo che, pur essendo figlio unico, non pensai né a mio padre né a mia madre, ma sentivo solo una grande gioia, perché andavo a vedere cosa c’era dall’altra parte.
Quella stessa mattina avevo ricevuto una cartolina da Padre Pio con due righe scritte a mano: “La vita è una lotta, ma conduce alla luce” (sottolineato due o tre volte).

Immediatamente feci l’esperienza della «scorporazione ». Vidi il mio corpo di fianco a me, che giaceva sanguinante in mezzo ai miei compagni che erano stati uccisi insieme a me.
Iniziai un’ascensione curiosa in una specie di tunnel. Dalla nube che mi avvolgeva, emergevano volti noti e sconosciuti. All’inizio questi volti erano scuri; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori, poco virtuosi. Man mano che salivo, i visi che incontravo diventavano più luminosi.

Mi meravigliavo di quanta strada facessi… e mi dissi che, secondo me, ero fuori dal tempo, quindi già risorto…
Mi stupivo di riuscire a vedere in tutte le direzioni senza voltare la testa… Ero sorpreso di non aver sentito le ferite causate dalle pallottole… e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente, che non avevo potuto sentire nulla.

A un tratto pensai ai miei genitori. Immediatamente mi ritrovai a casa mia, a Annecy, nella camera dei miei genitori che vedevo dormire. Cercai di parlare loro, senza successo. Visitai l’appartamento e notai che un mobile era stato spostato.
Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le chiesi perché avesse spostato quel mobile. Mi rispose: «Come fai a saperlo?».

Ho pensato al papa Pio XII, che conoscevo bene (ero studente a Roma) e, subito, mi sono trovato nella sua camera. Si era appena coricato. Abbiamo comunicato con il pensiero, perché era un grande spirituale.

Ho continuato la mia ascensione, finché mi sono trovato in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce bluastra e dolce… eppure non c’era il sole: «perché il Signore è la loro luce…» come dice l’Apocalisse. Là ho visto migliaia di persone, avevano tutte circa trent’anni, ma ne incontrai alcune che avevo conosciuto quando erano vive… Una di loro era morta a 80 anni… e sembrava che ne avesse 30… Un’altra era morta a 2 anni… e avevano la stessa età.

Ho lasciato questo “paradiso” pieno di fiori straordinari e sconosciuti qui da noi. E sono salito ancora più in alto… Là ho perso la mia natura umana e sono diventato una “goccia di luce”. Ho visto molte altre “gocce di luce” e sapevo che questa era san Pietro, quell’altro san Paolo o san Giovanni o un apostolo, o il tale santo…
Poi ho visto Maria, splendidamente bella nel suo manto di luce, che mi accoglieva con un indescrivibile sorriso. Dietro di lei ho visto Gesù, straordinariamente bello e, dietro, una zona di luce che sapevo essere il Padre, in cui mi sono immerso…

Là ho sentito l’appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare… Ho conosciuto la felicità perfetta… e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla terra, con il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Mi sono accorto che la porta davanti a cui mi trovavo era crivellata dalle pallottole che mi avevano attraversato il corpo, che il mio vestito era bucato e intriso di sangue, che il petto e la schiena erano macchiati di sangue quasi essiccato, un po’ vischioso… ma che io ero intatto. Andai dal comandante in questo stato. Mi venne incontro e gridò al miracolo. Era il comandante Cazelle, ora defunto.

Questa esperienza mi ha segnato profondamente, è ovvio. Quando, congedato dall’esercito, mi recai da Padre Pio, lui mi scorse di lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un colpetto affettuoso. Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Quanto mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto era bellissimo!». E qui finì la spiegazione. È chiaro perché ora non ho più paura della morte… perché so cosa c’è dall’altra parte.

Padre Jean Derobert

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